Brevi cenni storici del Comune di Vittuone Il nome del paese e il primo insediamento pare risalgano ai tempi dei romani, che colonizzarono tutta la zona.
Probabilmente si trattò di un nucleo eretto a difesa contro le frequenti e sanguinose scorrerie dei barbari: i romani tenevano in questi luoghi una legione a guardia del Ticino. Ritrovamenti di monete che riportano effigi del I e II secolo dopo Cristo, avvenute nel 1902 presso la Cascina Resta, confermano tali ipotesi. Inoltre non è escluso che vi fossero delle terme, dal cui motto "Vitam tibi dono" poté in seguito nascere il nome del paese. Comunque, negli antichi documenti si susseguono le forme Vitudone, Vicotudone, Victuono e Victudone.
Dante Olivieri, nel suo "Dizionario di toponomastica lombarda", collega l' origine del toponimo ad un "Vicus Todonius", riconfermando la parentela romana, e aggiunge che un uomo detto Todune è ricordato in un documento dell' anno 793 ("Codex Diplomaticus Longobardiae"). Il borgo dovette avere una certa importanza se già Goffredo da Bussero, alla fine del XIII secolo, cita la chiesa di S. Martino a Vittuono. Dall' Archivio della Fabbrica del Duomo di Milano si evince che quest' ultima vi possedette dei beni nel periodo che va dal 1347 al 1486. Il Guasco, nel suo "Dizionario Feudale degli Antichi Stati Sardi e della Lombardia" riferisce che il comune seguì le vicende di Magenta, la quale faceva parte del feudo di Corbetta, incorporato dai Visconti in quello di Rosate e redento nel 1536.
Nel 1610, alcuni soldati di ventura, dopo aver messo a sacco Magenta, di ritorno, si fermarono a Vittuone , dove "completarono l' opera". Nel 1619 il feudo di Corbetta fu smembrato e Magenta con le sue dipendenze, compreso Vittuone, venne dato dal re Filippo III al giureconsulto collegiato. Prima dell' istituzione degli Ordini Liberi Nazionali, il paese appartenne alla provincia di Pavia.
La fondazione della parrocchia pare risalga al 1400, mentre dai registri parrocchiali risulta che nel 1567 era già dotata di un beneficio di 450 lire, 19 soldi e 6 denari, nonché di terre. Il primo parroco di cui è annotato il nome di un certo Marco o Mario Resta, che avrebbe preso il governo della parrocchia nel 1530 circa.
Lo stemma municipale, adottato nel 1919, include le figure derivate dagli stemmi delle antiche famiglie nobili che qui dimorarono e che furono proprietarie di vaste terre nel comune. Le bande rosse in campo oro furono desunte dallo stemma della famiglia Venini, il castello sormontato da una colomba da quello della famiglia Annoni, infine il cavallo e la ruota rispettivamente dagli stemmi della famiglia Destriero e Resta.
Nel 1861, al momento dell' unità d' Italia, Vittuone conta 1691 abitanti e consta di un piccolo nucleo centrale originario, costituito da edifici a carattere prevalentemente agricolo: "le corti", raggruppate attorno alle due strade che si biforcano dalla provinciale in direzione di Arluno, e da una cintura esterna di cascine sparse per i campi. L' agricoltura produce cereali, biade e foraggio; fiorenti sono anche l' allevamento del baco da seta e la viticoltura, che dà un ottimo vino. In seguito i vigneti scompariranno a causa della maggiore irrigazione dovuta alla costruzione del canale Villoresi (1888). Unica industria, una filanda, che dà lavoro a donne e bambini.
L' industrializzazione ha inizio nel dopoguerra, a cavallo tra gli anni ' 20 e ' 30. Prime a insediarsi sono le industrie tessili: il Cotonificio Valle Ticino e la Manifattura Tosi; seguono quindi la Tessitura Nastri Bodini, le Officine Patria, che producono pezzi metallici per biciclette, ed il salumificio Majerna.
Dal censimento del 1936 risulta che gli abitanti sono saliti a 2813 e che gli addetti all' industria sono già il 70 % della popolazione attiva.
Nonostante ciò la terra continua ad essere coltivata e spesso anche chi lavora in fabbrica a Milano, pur dovendo affrontare ogni giorno il viaggio di trasferimento, si sobbarca la fatica di aiutare la famiglia nei campi.
Nel dopoguerra, con lo sviluppo legato alla ricostruzione, sorgono numerose piccole imprese a carattere artigianale, ma è soltanto negli anni ' 60 che inizia la vera e propria espansione economica.
Il territorio vittuonese, attraversato da primarie vie di comunicazione, viene privilegiato dalle grandi imprese che, a causa della crescita di Milano, devono abbandonare la città e trasferirsi nell' hinterland. Giungono così il Tecnomasio Italiano Brown Boveri (motori elettrici ), l' acciaieria Vanzetti, la Gentili e Brighi ( gru e carriponte ), l' Uniroyal ( prodotti chimici ).
Nel decennio che va dal 1961 al 1971 l' incremento demografico è pari al 43%; la popolazione residente supera ormai le 6000 unità.
L' aumento degli abitanti e il crescente livello di reddito causano l' ampliamento della zona residenziale. Ma in assenza di efficaci piani regolatori, spesso si costruisce in fretta e male: accanto alle villette si innalzano nuovi palazzi che soppiantano le vecchie corti, demolite senza un criterio organico di programmazione e conservazione.
Nel decennio successivo anche a Vittuone si avvertono i sintomi della generale recessione economica. Prime a risentirne sono le industrie tessili. Chiudono la Manifattura Tosi e il Cotonificio Valle Ticino: scompaiono così le più antiche fabbriche del paese. Anche la Vanzetti fallisce ( viene rilevata più tardi dalla Nazionale Cogne ), chiudono la Gentili e Brighi e la Veto. Ma anche le ditte che sopravvivono sono costrette a drastici provvedimenti: ristrutturazioni e riconversioni mutano la geografia economica locale, che oggi dà più spazio alle aziende del settore commerciale e dei servizi.
Fra gli edifici che rivestono un' importanza storica e architettonica vi è la chiesa parrocchiale, intitolata all' Annunciazione di Maria Vergine, posta al centro dell' abitato e affacciata sulla piazza principale. Venne costruita nel 1848 su progetto dell' architetto Giacomo Moraglia in sostituzione della chiesa vecchia, che sorgeva accanto alla cascina prebendale, fuori dal paese e in condizioni ormai troppo compromesse.
Il campanile venne terminato l' anno successivo, me le campane vi furono collocate solo undici anni dopo.
Nei campi si trovano due cappelle, erette per ricordare le stragi compiute dalla peste e dal colera: S. Maria del Lazzaretto, sulla via per Cisliano, che conserva sulla facciata tracce di un affresco raffigurante S. Carlo che comunica gli appestati, già ridipinto nel 1891 ad opera del pittore Rodolfo Gambini; S. Madonna del Salvatore, recentemente restaurata e ubicata accanto alla via che conduce ad Ossona.
La Villa Sormani, Annoni, Resta, costruita nel ' 600 quale residenza di campagna dei conti Resta, fu poi ereditata dai conti Moroni e da questi venduta ai setaioli Sormani, che la usarono come ammasso di bozzoli; infine, ceduta alla famiglia Bodini, venne da questi adibita a nastrificio. Restaurata, è ora sede di un' agenzia pubblicitaria e di una banca. Si tratta di un massiccio edificio di forma rettangolare, in perfetto stile barocco. Notevoli sono in particolare il portico a colonne binate ed il maestoso scalone che conduce ai piani superiori; gli interni sono grandiosi, con tracce di affreschi. Interessante la disposizione con la quale il progettista ha risolto il problema dell' integrazione della villa e dei rustici annessi con il paese circostante. Purtroppo il tutto è stato in parte compromesso dalla demolizione di certe parti e dall' aggiunta di elementi diversi.
La Villa Venini, risalente al tardo ' 600, ha probabilmente un' origine conventuale (pare sia stata sede dell' Ordine dei Benedettini). L' aspetto attuale è dovuto a rimaneggiamenti e rifacimenti ottocenteschi. La costruzione è impostata attorno ad una corte centrale, divisa da un muro che separa i rustici dalla casa padronale, rialzata rispetto agli altri edifici. Su di essa si erge una graziosa torretta belvedere. Gli interni sono ben tenuti e qualcuno presenta affreschi settecenteschi. Dietro la villa si estende un grande parco d' impianto romantico, che un tempo si protendeva verso i campi. L' edificio è ora residenza di campagna dell' attuale proprietaria.
La parte centrale della Villa Annoni, Cicogna, Rossi ha origini secentesche. Presenta una pianta ad U e sulla testata di un' ala l' aggiunta di un curioso blocco più elevato rispetto al rimanente edificio; le ali del complesso sono rivolte al grande parco, di cui si conservano poche tracce. Attualmente la villa è adibita ad oratorio.